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IN VISITA AI VILLAGGI IN MONTAGNA

Sacca pronta, viveri, acqua in abbondanza e sali minerali: quella di ieri sarebbe stata un’impresa impegnativa, per uno sportivo mancato quale sono. Volevo andare a visitare alcuni villaggi Hmong, situati a circa 40km dalla città, in piena montagna. A patto che non mi perdessi strada facendo.
Sono partito ad un orario ragionevole, ma mi aspettava una tappa meravigliosa: il Catmosphere, un piccolo bar animato da un gruppetto di gatti spaziali. E non lo dico per dire, perché i nomi degli animali si rifanno proprio alle stelle, i pianeti, gli astronauti. Entro e mi fanno accomodare su delle poltroncine rasoterra, e subito i gatti partono all’attacco della mia borsa, facendosi le unghie, mordicchiandola, saltandoci sopra. Portano il mio cappuccino ed il mio brownie, ed un persiano furbacchione cerca subito di leccarsi la panna dal mio piatto. Poi arriva un cucciolo con un occhio azzurro e uno giallo e m’innamoro, a maggior ragione quando scopro che la bianca pallina di pelo si chiama Luna. Resto al Catmosphere poco più di mezz’ora, temendo che si manifesti la mia allergia ai gatti.
Ripartito più felice che mai, con la testa affollata da mille pensieri positivi, inizia una salita sempre più impegnativa, così inizio a lavorare duramente di gambe in piena sinergia con il motore. Faccio alcune tappe lungo il percorso, fermandomi ad ogni punto panoramico, ad ogni cascata, ad ogni tempio. Riesco anche a scattare un paio di foto decenti. Arrivato a metà percorso, mi fermo in un ristorante ricavato da una baracca, ed ordino qualcosa a caso, purché sia mai ped (no piccante). Mi arriva una brodaglia con noodles, ma è piccante come la morte. Lo step successivo, probabilmente, è un colpo di lanciafiamme dritto in bocca! Alla decima cucchiaiata, ad ogni modo, il mio palato perde sensibilità, e posso continuare a trangugiare quella… “cosa”.
Tra la salita faticosa e il pranzo strong, opto per farmi gli ultimi 8km in pickup, caricando la bici con me. Shame on me! Ma come scoprirò strada facendo, ho fatto la scelta giusta, perché l’ultimo tratto sarebbe stato impossibile: vedo molti ciclisti (quelli seri) che arrancano a passo d’uomo, altri son fermi sul ciglio della strada.
Il villaggio ripaga ampiamente le mie aspettative: non sono più isolati dal mondo, hanno anche loro la tv, vedo le antenne satellitari svettare in mezzo ai tetti fatti di lamiere, ma vivono comunque in modo semplice. Stringo amicizia con due bambini che posano per me, riuscendo a girare anche un breve video di backstage, se così vogliamo chiamarlo.
In mezzo ad una fioreria, trovo un gruppo di giovani monaci particolarmente interessati ai fiori d’oppio, al punto tale da tirar fuori un iPad per scattare alcune foto. Sì, avete capito bene: prendete le immagini classiche dei monaci e infilatevele su per il culo. Qui i monaci girano con iPhone 6, con i Rayban a goccia e con la reflex al collo.
Vengo in Thailandia per trovare spiritualità e trovo monaci che la baratterebbero all’istante, per un po’ di f… ma dov’ero rimasto!?
E’ stata una giornata faticosa sotto ogni punto di vista, ma che mi ha restituito dei bei momenti. Non per ultimo, una discesa frenetica dove son arrivato a toccare, tra un tornante e l’altro, i 50km/h… poi mano ai freni, perché ci tengo a tenerli tutti in bocca, i miei dentini.
Con la giornata di ieri ho essenzialmente finito il mio giro di Chiang Mai: oggi ho prenotato in un albergo con piscina, e mi farò il weekend in scazzo assoluto, anche perché non mi sento più le gambe. Il sedere va meglio invece, ho iniziato a fare il callo

in visita ai villaggi in motagna

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