nov 21

SCOPRENDO AYUTTHAYA

La mattina inizia presto, alle sei e mezzo sono già in strada sulla mia Tour. C’è un po’ di traffico, ma basta addentrarsi nel centro della città per trovare tutta l’Asia che noi occidentali sogniamo. In mezzo ad un ricco complesso di rovine khmer, si aprono ampi spazi verdi, laghetti dall’acqua immota, templi in legno, templi in pietra, maestosi alberi frondosi. Il rumore del traffico arriva ovattato, coperto dal canto dei numerosi uccelli. Il sole è ancora basso e giallo, i suoi raggi non riescono a fendere la bruma del mattino. La tranquillità di Ayutthaya e la mia pace interiore vengono interrotte da una zuffa fra cani: la città ne è letteralmente invasa; vagano solitari, oppure in piccoli branchi, ma il risultato non cambia poi molto, perché mi mettono una fifa terribile. Adoro i cani, ma un morso qui mi potrebbe costare salato, pertanto evito di avvicinarmi troppo.

Un paio di ore dopo, sulla via del ritorno, un cane inizia a seguirmi. Scalo le marce, cerco di distanziarlo. Questo mi corre dietro. E’ giovane, ed ha voglia di giocare, o forse sta cercando solo cibo. Mi scorta per circa 15 minuti, finché non trova una nuova coppia a cui attaccarsi. Mi ci ero già affezionato…

In un mercatino compro banane, acqua e del pane, poi rientro alla Sherwood. Ho voglia di dolci. Leggendo delle indicazioni per ciclisti, suggeriscono di bere tè, acqua o succhi di frutta, per non appesantirsi col latte. Seguo il consiglio, ordinando dell’ English Breakfast tea, pane tostato e marmellata. Poi, giusto per non restare troppo leggero, opto per la seconda parte della “colazione inglese”: due uova e patate fritte, con tanto di ketchup e maionese.

Mentre scrivo si fanno le 9.30, il sole è già alto, leggermente velato da questa perenne cappa d’afa. Fa davvero caldo. La piscina mi chiama…

 

 

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