nov 20

OBIETTIVO: IL NORD

AYUTHAYA

Questa mattina mi sono alzato presto, ma avevo una sensazione simile al dopo sbornia. Sceso nella sala colazione per la grande abbuffata, avevo invece lo stomaco chiuso. Mi sentivo vagamente febbricitante. Son tornato in camera e mi son riposato ancora un pochino. Al nuovo risveglio, stavo bene. Ho gonfiato le ruote, sistemato le sacche, regolato il sellino e sono sceso in strada. Partito con l’idea di arrivare in bici ad Ayuthaya (circa 100km), ho avuto poi l’accortezza di andare a prendermi un treno in stazione a Hua Lamphong, così da poter visitare la nuova città nel pieno delle forze.

Ad ogni modo, attraversare per 20km Bangkok, si traduce in perdere quasi due ore, destreggiandosi tra corsie affollate e incroci senza Dio. A metà percorso, ho bucato. Per quanto ad esserne coinvolta sia stata la ruota posteriore, son riuscito a fare il cambio piuttosto velocemente.

Giunto in stazione, ho acquistato il biglietto per me e per la mia bici (65 + 100 baht) e son salito sul treno 109 delle 12:30 (partito con un’ora di ritardo). All’arrivo, sono iniziati i problemi: Ayuthaya è relativamente piccola, così ho ben pensato di non sfogliare la guida e di affidarmi al mio sesto senso: IL SENSO DELL’ORIENTAMENTO. Per chi mi conosce ed ha viaggiato con me, sa bene che potrei perdermi anche a Venezia (ed ogni tanto riesco pure a farlo!). Ma è grazie a questo che ho trovato la prima bestia pericolosa: alla fine di un vicolo ho fatto amicizia con un varano di 80 cm, ma quando è stato il momento di fare una foto, il lucertolone ha perso la baldanza, è arrossito, e si è infilato in una specie di fogna.

In città ho fatto spola tra le varie rovine, conoscendo due ciclisti spagnoli con i quali ho condiviso un’oretta. In un altro gruppo di templi ho conosciuto una ragazza canadese che vive a Chiang Mai e conosce il tailandese molto bene. Persona squisita, occhi grandi e meravigliosi: se avrò modo di rivederla nei prossimi giorni, le chiederò di posare per un ritratto.

Alle 18, dopo un andirivieni durato 50km, avevo quasi prosciugato la batteria della bici: se è vero che pedalare non è poi così faticoso e potrei farlo anche a motore spento, è quando hai preso per 10 volte il cavalcavia sbagliato che inizi ad apprezzare veramente l’elettrico, che mi fa salire ad una velocità costante di 18km/h. Nel caos delle ore di punta (Ayuthaya è comunque pericolosa!), il motore è stato un aiuto puntuale, per ripartire ad ogni semaforo senza l’affanno delle auto dietro.

Ho visto un grazioso mercatino pieno di bancarelle: mi son fermato ad un chiosco ed ho cenato lì. Una merda. Ho mangiato una fetta di anguria per “farmi la bocca buona”. Ho trovato alloggio presso lo Sherwood, una modesta guest house. L’ho scelta perché era tra le poche in zona a disporre di connessione ad internet, e molto più perché dotata di piscina! Domani i miei piedini da hobbit troveranno un po’ di pace!

 

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