dic 18

LA MORTE A CHA AM

Saremo abituati diversamente, lo so, ma qui in Thailandia la gente sembra sempre un po’ più rincoglionita del normale. In un mese di vacanza, mi saranno capitati sì e no tre thailandesi in grado di parlare un inglese decente, e capaci di capire il mio. Non mi aspetto che la venditrice di ciabatte al mercato m’improvvisi una discussione di filosofia (che neppure io potrei portare avanti), ma in un ristorante gestito da un australiano, mi aspetterei dei camerieri vagamente competenti. Come ho già avuto modo di vedere e rimarcare, in questo paese si fa tutto un po’ alla cazzo di cane, a cominciare dall’accoglienza negli alberghi fino, appunto, alla gestione di un ristorante.

Oramai mi sono ridotto a parlare in pieno stile robot, eliminando ogni fronzolo ed ogni parola non strettamente necessaria alla comprensione del succo del discorso. Il mio accento ha perso la sua sfumatura vagamente americana, in favore di un idioma vergognoso che fa male alle orecchie ed al cuore.

Excuse me, THIS” indicando col dito il menu “lemon tea. HOT?” Annuisce. “Ok, and ONE bottle water” concludo, mimando a gesti il numero 1 e la forma della bottiglia.

Cinque minuti più tardi arriva con un bicchierone di tè al limone PIENO DI GHIACCIO. Pacatamente, gli dico che non volevo quello, ma “HOT… no ice… HOT!!

E’ un ragazzino giovane, non parla assolutamente la mia lingua. Mi fa anche tenerezza, riesco a mettermi nei suoi panni, quand’ero un Ale più giovane e sicuramente un po’ più pirla di oggi. Un minuto dopo arriva la collega che, a quanto pare, un po’ d’inglese lo mastica. Mi chiede quale sia il problema e di nuovo, nel peggior inglese possibile, le dico “I asked HOT lemon tea, no ice” e lei mi fa presente che può farmi un normale tè accompagnandolo da fette di limone. Ci siamo. Dopo due minuti torna con una tazza di acqua calda, una bustina di Lipton e due fette di limone. Zucchero e cucchiaino mancano, colpa mia, è evidente che dovevo specificare ANCHE questo.Cristo santo!

Torniamo al viaggio, facciamo un punto della situazione. Mi trovo a Cha Am da due giorni pieni oramai, si avvicina anzi la terza notte. Il paesino offre quasi nulla. Ci sono pochi turisti, sono tutti sopra la cinquantina. Un terzo di questi viaggia mano nella mano con donne Thai sensibilmente più giovani, un altro terzo si è stabilito qui ed ha tirato su una famiglia mista. I restanti, sono coppie europee (specialmente olandesi e scandinave) che passano l’inverno continentale al caldo.

Hua Hin fu scelta come residenza estiva da un re thailandese, non ricordo quanti anni fa, e da allora tutta la costa (Cha Am è a soli 20km) trae beneficio da quella scelta sicuramente poco assennata. Anzitutto la zona è caratterizzata da tre stagioni, due delle quali monsoniche. Il periodo secco è comunque ventoso, una manna per prendere il sole sulla spiaggia, meno per il mare che è sempre troppo mosso e torbido, sicuramente non adatto a immersioni e snorkelling. Appena fuori dalle vie principali della zona balneare, sorgono un sacco di meravigliosi resort dai prezzi proibitivi, ed in generale c’è una speculazione edilizia spaventosa: mentre vi sono hotel a SEI stelle in costruzione, poco più indietro ci sono i resti fatiscenti di palazzoni mai terminati, che restano lì a monito degli eventuali nuovi investitori. E’ bastato un giro in bici di mezz’oretta per trovare intere aree con case pronte alla vendita, villini, attici, zone residenziali dai costi assolutamente proibitivi. Mi chiedo onestamente il perché. La zona non offre nulla. Se fossi un anziano in pensione non verrei mai qui. Mare mediocre, spiagge risicate (e, mi dicono, affollate nel weekend dagli abitanti di Bangkok), nessuna vita notturna, nessuna attrazione, nessun tempio o parco naturale.

La domanda sorge spontanea: perché sono ancora qui? Perché ho voglia di riposare, ma soprattutto perché tra due giorni sarò a Bangkok a concludere la vacanza, ed ormai diventare matto e spostarmi, per un giorno, non ne vale assolutamente la pena. Nella pochezza dell’offerta al turista, ho comunque trovato il mio ritmo: sveglia naturale, colazione lenta, ore e ore di pacata lettura sotto il sole, pranzo a base di frutta e cena in questo locale, che per quanto i camerieri siano pessimi, il cuoco ci sa fare davvero. Per il resto, non c’è granché. Sfrutto il giorno per abbronzarmi e curare il mio corpo (ho addirittura iniziato a fare qualche addominale), la sera per leggere, scrivere e cazzeggiare.

Comunque, visto che un po’ di gente segue il mio blog ed ho ricevuto anche posta in cui mi si chiedevano suggerimenti, accogliete questo caloroso consiglio: non venite in questo posto di merda!

Ho visto il mare del Golfo di Thailandia in due occasioni, e se a Ko Chang era abbastanza meritevole, qui non lo è affatto. Assolutamente non paragonabile, ad ogni modo, al Mar delle Andamane; le stesse spiagge di Phuket, per quanto infinitamente squallide, hanno un mare migliore.

Continuo a trovare la Thailandia un paese poco consapevole e poco responsabile delle sue ricchezze naturali; leggo spesso recensioni di persone che si lamentano di come, nel giro di un ventennio, sia radicalmente cambiata, diventando più sporca, più inquinata, più occidentale. Colpa di un turismo poco etico? Possibile, ma vedo che anche ai locali interessa veramente poco del loro paese: gettano rifiuti per strada, in spiaggia, in mare, come se nulla fosse. Alle volte si tratta di frutta o rifiuti biodegradabili, altre volte sono lattine e sacchetti di patatine.

CHA AM

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