dic 29

IL VIAGGIO INIZIA OGGI.

Bangkok, Mosca e infine il rientro a casa. Di nuovo entro le mura domestiche, circondato dagli affetti della famiglia, dalle sonnecchiose coccole del mio vecchio cane e dai fischi impazziti del mio pappagallo, che voglia di scendere dalla spalla proprio non ne ha. Sveglia presto, una fetta di pandoro ed un caffè che è tanto buono da farmi venire le lacrime agli occhi. O forse sono solo stanco. O forse ho la testa ancora immersa nell’Oriente. Lo abbandono senza rimpianti o mancanze, sono riuscito a viverlo talmente appieno che sono assolutamente felice. Sarà che son riuscito a far pace con me stesso, con un io interiore che ancora voleva dire la sua. Sarà che risuonano nell’aria le note di Beethoven e tanto basta a dirmi che sta andando tutto bene. E così è.

Ho affrontato un viaggio che mi ha portato in lungo e in largo, sfinendomi e sfiancandomi, buttandomi giù e deprimendomi. Alle volte guardavo il gps e mi dicevo “ancora 30km, non ce la farò mai”, oppure capivo d’aver sbagliato strada e di essermi perso. Ci sono stati tanti momenti difficili, ma l’averli superati tutti indipendentemente dal resto mi dava la forza di cercare nuovi ostacoli e mettermi alla prova; il più delle volte sono stato io stesso a complicarmi il percorso, andando ad aggiungere tappe, o preferendo la strada difficile… che in fondo è un po’ la metafora del mio cambiamento. Ci sono sempre due scelte, ed ho sempre optato per quella facile, nonostante sapessi che quella giusta era un’altra. Ma serve a fare esperienza: le botte sui denti fanno male, ma non mi sono mai lamentato (troppo) di averle prese.

La bicicletta arriva alla fine dell’avventura più malconcia del sottoscritto, sporca, graffiata e danneggiata, implorante di esser vista quanto prima da un meccanico. Non sono mai caduto, ma portare una seconda persona sul portapacchi non si è rivelata una grande mossa; inoltre è stata brutalizzata più di una volta da quelli che me l’hanno caricata nei treni durante gli spostamenti lunghi. Il colpo di grazie arriva direttamente dagli addetti aeroportuali, che son riusciti a sfondare la scatola, ammaccando qualsiasi cosa. Scrivere a caratteri cubitali “fragile” non serve a molto, maledetti cani! Comunque con una pulita ed un controllino alla trasmissione e dovrebbe tornare come nuova.
E’ stata una compagna perfetta per questo tipo di viaggio, mi ha permesso di scegliere la strada senza dipendere da nessuno e si è dimostrata un ottimo elemento di conversazione: tutti i viaggiatori in solitaria anelano segretamente al contatto con altri esseri umani, e la bici ha sempre giocato un ruolo fondamentale in tutto ciò. “Viaggi con la bici? Dove sei stato? Di dove sei? Stasera sei da queste parti?” ed altre domande di questo tipo mi hanno concesso di fare rapidamente amicizie con stranieri di tutto il mondo, tanto che non ho passato un solo giorno di vera solitudine.
E si è dimostrata ancor più importante durante gli spostamenti lunghi, regalandomi una libertà unica, indipendentemente dal trovarmi in mezzo alle deserte campagne dell’Isaan od immerso nel traffico di Bangkok. Ancora una volta, devo ringraziare Novabikes per il gentile omaggio. Mi ha permesso di staccare dal resto del mondo, e mi son ritrovato più volte a pensare al mio presente, ai miei problemi, alle amarezze che son riuscito a lasciarmi alle spalle. Riflettere sul proprio futuro in sella, mentre il sole riscalda e abbronza ed il vento accarezza la pelle, è piacevolmente inebriante, e non lascia scampo a sogni facili. La ruota gira, il cuore accelera. Sempre più velocemente.

Torno al mio normale presente, sicuramente arricchito, nello spirito e nella mia persona. Mi guardo allo specchio e sono sempre lo stesso (molto più bello perché abbronzato), ma sento di essere differente, in tante piccole cose. Potrei definirla sostanza. Ed in fondo, questo viaggio era solo un assaggio: ad aprile mi aspetta il vero salto nel buio, a New York. Questa volta non si tratterà di una vacanza.

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