dic 15

IL RUMORE DEL MARE

Dopo alcuni giorni passati accanto a Giulia, oggi ci siamo salutati per un’ultima volta (in Thailandia), alla stazione dei treni: per lei un viaggio a Bangkok, prima del rientro a casa. Un abbraccio di cuore e la promessa di un bacaro tour veneziano non appena tornerò anche io in patria.

Di buonumore e con la bici pronta, ho attivato il navigatore per raggiungere la costa. Il viaggio si è rivelato straordinariamente piacevole, piccole piste di terra battuta attraverso microscopici villaggi di contadini e immense coltivazioni a perdita d’occhio. Per un breve tratto ho tenuto la reflex di traverso sulla schiena, catturando alcune scene un po’ diverse dal solito, tra cui un laghetto al cui interno bazzicavano almeno un migliaio di anatre, quasi fosse un allevamento (e forse lo era). Ma pedalare con 3 chili sul groppone si è rivelato molto presto faticoso, così l’ho riposta nella sacca ed ho proseguito, limitandomi ad imprimere tutte quelle meravigliose scene nella mia testa.

Attraverso 50km di campagne, ho composto la mia prima canzone, la musica che suonava nella mente e la mia voce stonata ad accompagnarla. Il risultato è stato un qualche cosa di inenarrabile, a metà tra il patetico ed un calcio nelle palle. So per certo che molte persone avrebbero preferito quest’ultimo, al suono del mio gracchiare. Ma è stato un esercizio per raccontarmi qualcosa, per buttare fuori un po’ di quella zavorra che non permette al cuore di librarsi alto come dovrebbe. Il sole delle cinque era meraviglioso: basso, velato dietro all’umidità, alle volte nascosto dalle creste calcaree all’orizzonte. Questa zona si sta rivelando particolarmente piacevole agli occhi.

Arrivato al punto in cui le strade hanno smesso di diramarsi, ho dato un ultimo sguardo al gps, prima di spegnerlo. Pochi minuti dopo, ho sentito l’odore familiare del mare. Ho iniziato a sorridere, a respirare a pieni polmoni l’aria piacevolmente salina. Sono sbucato davanti ad un molo, ho proseguito per una strada pietrosa, fino a raggiungere una piccola insenatura. Le mie orecchie si sono riempite del rumore della risacca, del rombo assordante delle onde che s’infrangono contro la roccia e della dolce musica della spuma che accarezza la sabbia. Mi sono tolto le scarpe e mi sono concesso un po’ di riposo, seduto su di un tronco portato dal mare.

A farmi compagnia, da lontano, lo sguardo assonnato di un cane randagio.

 

E, come sempre, i miei pensieri. Ma questa volta, solo positivi.

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