dic 22

HOTELS. BAGAGLI. VERGOGNE.

Sono tornato, per l’ennesima volta, nella capitale. E come sempre, Bangkok di notte, in bici, mi lascia il cuore palpitante di emozioni fluorescenti. Anche qui, nei miei ultimi 4 giorni, cambierò tre volte albergo. Oramai sono diventato un fenomeno a preparare i bagagli, bilanciando le due sacche da bici alla perfezione, e mantenendo ugualmente la differenziazione tra borsa destra, con ricambi per la bici e cose utili, e quella sinistra, con computer, reflex e cose pro-cazzeggio. Assieme a queste, la piccola sacca rossa, che sistemo centrale sul portapacchi, utilizzata esclusivamente per infilarci il cibo. Su questa, direi che val la pena aprire un’oscura parentesi.

Rientrando dalla Cambogia, la settimana scorsa, son passato per Bangkok e mi sono fermato nel solito hotel vicino alla stazione, le camere sono microscopiche, ma son pulite e climatizzate: per passarci una notte, è la soluzione con il miglior rapporto qualità/prezzo. Il mattino, prima di ripartire, ho fatto rifornimento di cibo per riempire nuovamente la sacca rossa. Aprendola, ho trovato il macello: pezzi di pane, patatine, unto e la condensa delle bibite fresche, avevano creato un cm di sudiciume sul fondo, ed essendo la sacca totalmente impermeabile, lì sarebbe rimasto per sempre. Non avendo molto tempo, ho ben pensato di infilarci dentro l’asciugamano dell’albergo. Solo che non avevo considerato al mix di colori. Conclusione: sembrava che con quell’asciugamani, un tempo bianco candido, mi ci fossi pulito il culo. No, forse non è abbastanza esplicativo. Un aiuto visivo: Spud. Trainspotting. Ho detto tutto.

Parlandone e ridacchiandoci sopra assieme a Giulia, avevo giurato che quel posto non mi avrebbe mai più rivisto. Sto scrivendo da una di quelle minuscole camere, proprio ora. Ma avevo bisogno di andare sul sicuro. E vi spiego il perché: quattro giorni fa sono arrivato a Cha-Am, ed ho domandato una camera in una guesthouse carina. Il titolare mi ha chiesto “Vuoi la camera normale, o quella più confortevole?”, e vista la differenza (50 baht), mi son concesso la camera grande. Il terzo giorno, il padrone mi ha chiesto cosa intendessi fare, se volessi restare ancora o meno. “Ti faccio sapere tra mezz’ora, ok?” e quattro ore dopo, gli ho confermato la quarta notte. Purtroppo aveva già rimesso in vendita e venduto la stanza. Restava comunque a disposizione la stanza normale, che aveva l’unico neo di avere il bagno esterno (a mio solo appannaggio, ma scomodo, perché dovevo uscire in corridoio e di conseguenza coprire il birillo, uscendo dalla doccia!). Nessun problema. Ho confermato la stanza. Mi son ritrovato un letto fatiscente (tra le recensioni, pare che un noto fachiro di Bombay lamentasse la scomodità del letto!). Il w.c. non disponeva di sciacquone, per tirare l’acqua si riempie una bacinella e… la si tira nel cesso!! Ma il medioevo non è tale se non si scopre, ancora intorpiditi dal sonno, che non c’è l’acqua calda. Se non altro mi ha dato una bella svegliata.

Ecco i motivi per cui son corso ai ripari, prenotando per un’ultima volta il solito (The Chilli, per chi passa a BKK, non è affatto male, ed è ad un tiro di sasso da Hua Lamphong). Domattina si cambia musica, e mi concedo probabilmente il miglior hotel dal 2003 (anno in cui ho smesso di viaggiare con i miei genitori… quelli sì che erano bei tempi!) ad oggi, che potrei definire anche lussuoso: in pieno centro, camera spaziosa e moderna, colazione inclusa, tetto con terrazza panoramica, piscina e zona prendisole. Paragonata alla media degli alberghi in cui sono stato in Thailandia, costa circa il quintuplo, ma dato che dividerò la camera con un ex compagno di studi (anche lui pronto per il rientro in patria dopo una permanenza in Thai decisamente più lunga della mia), mi sento quasi di potermelo permettere.

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