dic 09

DI NUOVO IN TRENO, DI NUOVO SOLO

Oggi ho salutato Giulia, la mia compagna di viaggio nonché salvatrice di questi ultimi giorni, alla quale devo moltissimo, non solo in termini di compagnia e di supporto. Star male dall’altra parte del mondo, in un paese in cui nessuno capisce la tua lingua, può essere faticoso davvero. Le nostre strade si separano, e mentre lei se ne va ad Ayutthaya, dove per altro il re festeggia la Festa di Luna Piena, io me ne torno a Bangkok, per uno stop&start notturno, ripartendo domattina alle 5 per il confine con la Cambogia e quindi, finalmente, giungere ad Angkor Wat.

Dopo i giorni d’incessante mal di schiena, ho deciso di buttare via prematuramente le scarpe (pensavo di farlo a fine vacanza), approfittandone per comprare le Nike più zarre che potessi trovare, pagandole per altro l’equivalente della mia ultima settimana di pernottamenti in giro per la Thailandia! Per quanto terzo mondo, i prodotti originali costano quasi come in Italia, ed al momento mi serviva una scarpa con una suola valida e certificata un minimo.

Il mio treno è partito con un ritardo degno di Trenitalia, ed ha fatto praticamente tutte le fermate possibili, alla faccia del nome “Rapid”. Imbarcata ed imbragata la bici nella zona bagagli, ho preso posto nel primissimo posto della primissima carrozza, una fogna che s’è scoperta essere pure la prima classe, così il controllore mi ha fatto pagare il sovrapprezzo (praticamente mi ha raddoppiato il biglietto), per un totale che è comunque una cifra ridicola, per i nostri standard.

Non avevo assolutamente voglia di leggere o scrivere, così mi sono buttato su le cuffiette e mi son rinfrancato con tutta la nuova musica (offertami dalla versione premium di Spotify) che ieri avevo opportunamente scaricato nel telefono. Smanettando tra le canzoni, ad una fermata è salita una vecchietta malferma con un sacco di borsoni di plastica, e si è piazzata sui gradini tra i due vagoni (da quanto ho capito, le persone che non possono permettersi un biglietto, viaggiano così, sedute sui gradini, con le porte rigorosamente aperte… qui in effetti basta una spinta e sei in mezzo alle rotaie!); aveva con sé un nipotino di 4-5 anni, che quando ha visto il telefono, si è fiondato a vedere cosa stessi facendo, sorridendomi amabilmente. Occhi intelligenti, maglietta e braghette coloratissime, ciabattine di Ben10 ai piedi, mi è piaciuto fin da subito. Ha preso posto accanto a me ed ha iniziato a sfogliare le foto del mio telefono. Una volta partiti e sistemata tutta la merce, la vecchia ha richiamato il nipote, ordinandogli di andare a sedersi per terra accanto a lei. Il bambino ha protestato moltissimo, ma alla fine ha abbassato la testa ed è andato a sedersi sulle lamiere, possibilmente la parte più sporca del treno (che già di per sé non era proprio sinonimo di pulizia!)
Sono rimasto combattuto per un pochino, ho incrociato lo sguardo con la signora ed ho provato ad invitarla a sedersi, potevo permettermi di pagare anche il loro biglietto, ma non sapevo se questo potesse ferire il loro orgoglio. Credo abbia capito il mio intento, perché giungendo le mani in segno di preghiera (lo fanno per ringraziare), ha scosso la testa. Il nipote mi guardava con aria afflitta. Per tutta risposta, ho lasciato le mie cose sul sedile e mi son seduto per terra accanto al bambino, e lì son rimasto per la tratta successiva, a guardare prima tutti i video e le foto del mio telefono (rigorosamente in mano del bambino, che a quell’età è già smart-issimo!!), per poi tenerlo in braccio, anche per non farlo volare fuori dal treno, quando all’orizzonte hanno cominciato a sparare i fuochi d’artificio. Circa due ore dopo, la nonna ha fatto presente al bambino che dovevano scendere, e questi c’è rimasto male perché ha dovuto restituirmi il telefono, con moltissima riluttanza. Per farmi perdonare di averglielo sottratto così, gli ho dato l‘unico regalo di Natale che avevo deciso di comprare (non per me) in questa vacanza… non scenderò in altri dettagli, ma era una cosa a cui tenevo tantissimo. E l’ho dato senza esitazione ad un bimbo che, in due ore, mi ha riempito di tantissime emozioni.

Son tornato al mio posto, e le signore che avevano seguito la dinamica della storiella, mi hanno sorriso in segno di approvazione.”Potete ben dirlo, cazzo, sono proprio una brava persona” è stata più o meno la mia risposta. In italiano.

Sono tornato a Spotify, che mi ha regalato tantissimi ricordi e mi ha cullato la testa fino a Bangkok. In stazione ho assistito ad una scena al limite dell’umano: un numero enorme di senzatetto stipato lungo gli ingressi, intrisi in odori nauseabondi, guardavano i passanti (me compreso) con occhi vuoti, senza vita. Mi sono allontanato in quattro secondi, giusto il tempo di chiedere conferma per i treni di domani. Non ho fatto la carità, volevo solo scappare da tanta miseria.

Cinque minuti dopo erano le 22, ed io ero in mezzo al puro traffico nel centro di Bangkok di notte: fanali accesi e luci extra attaccate al casco, sfrecciavo ad ogni verde facendo lo slalom tra le macchine. Ci ho preso la mano con la bici, e devo dire che è parecchio figo girare di notte in una città così. Il navigatore mi ha portato quasi a destinazione: le indicazioni di un guidatore di tuktuk mi son state provvidenziali, e son riuscito a raggiungere il mio rifugio per la notte. Ho cenato con due cagate prese al 7eleven ed ora son pronto per farmi ben 4 ore di meritato riposo.

 

Adoro questo paese. Con tutti i suoi controsensi ed i suoi mille difetti.

Mi fa sentire più umano. Mi riempie l’anima.

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