dic 09

CAMBOGIA DAY 0

Ce l’ho fatta. Se ripenso al giorno di oggi… che faticaccia ragazzi. Arrivato in albergo ieri sera, ho optato per una cena frugale (anche perché alle 23 dove trovavo un posto aperto?) e nel giro di… beh molto… sono andato a dormire. Sveglia alle 4.30, in strada alle 5.15. Arrivato in stazione alla mezza, ho subito chiamato a raccolta la Madonna e tutti i Santi: il passaporto in reception! Torno indietro, volando. Arrivo in stazione passaportomunito ai 51, il treno partirà ai 55. Salgo a bordo trafelato, grondante sudore. Alle sei e mezza il treno accenna a muoversi. Trenitalia deve aver qualche appalto anche qui in Oriente.

Il viaggio dura davvero più del previsto, lo scenario alterna villaggi suggestivi, ampi campi coltivati, aree suburbane, ancora campi e campi. Nel pieno Isaan (la regione più remota e rurale della Thailandia) sale un intero villaggio di contadini, perlopiù anziani ai quali, spero, toccheranno lavori meno massacranti di quelli nei campi (per quanto vi siano macchine agricole a motore eh, non siamo nel 1400). Passa finalmente una buon’anima che vende bevande, mi prendo un caffè freddo: son le 10 e non ho ancora fatto colazione. Pochi minuti dopo segue una seconda venditrice, ma offre spiedini, e anche no, grazie! Infine arriva il panza con le sue meravigliose ciambelle, gliene chiedo due e mi tira fuori due scatole da sei.

“No, spetta, me ne bastano SOLO-DUE” cerco di mimargli. In qualche modo mi spiega che le vende a blocchi di sei, a 120 baht. Faremo ‘sto sforzo, ma so già che non sono un cesso fino a questo punto. Al primo morso è un’esplosione di dolcezza. Svanisce la stanchezza. Gli occhi brillano. I denti si sbriciolano. Il dentista ringrazierà. Riesco a mangiare a fatica la seconda, poi ne approfitto per offrire le altre alla comitiva a bordo. Non capisco davvero un cazzo di quello che dicono, ma sorridono, io sorrido, loro s’ingozzano, io annuisco, ringraziano ancora. E a me va bene così.

 

Condividere. L’essenza del mio viaggio. Il messaggio di dare e ricevere, ma senza mai aspettarsi qualcosa in cambio, farlo per il semplice piacere che si ottiene nello scambiare un sorriso con dei perfetti sconosciuti. Non solo beni, ma esperienze, culture differenti, anche la lingua, sarebbe davvero comodo. Più tardi ho le cuffie alle orecchie, e tra le mille canzoni scaricate da compilation non-mie, parteImagine. Seguo le parole, che rispecchiano in pieno ciò che stavo pensando poco prima… you’re not the only one, John, don’t worry. Riesco persino a commuovermi.

 

Tutto il buon karma e la calma accumulata durante il viaggio si dissolvono come bolle di sapone all’arrivo in stazione. 7km di bici sotto la candela del sole. Una frontiera che è un bordello pauroso. Vado in banca a cambiare Euro in Baht per cambiarli in Dollari. Già… qui si paga in verdoni (letteralmente), farò esercizio per gli States. La banca ha solo 46 dollari… poi ha tagli da 100, ma a me servono spiccioli. Pazienza. Un palloso iter burocratico per la convalida del visto, poi un su e giù tra le linee di frontiera.

 

“Dove vai?”

ALE “A prender la bici che ho lasciato in Thailandia, vede, a 50 metri da qui”

“Fa vedere il visto… ok”

“Hey tu aspetta… dove vai?”

ALE “Appena detto al collega che…”

“Vai vai vai”

“Dove vai?”

ALE “Sono lo stronzo di 2 minuti fa con la bici, vorrei portarla in Cambogia”

“Fa vedere il visto…”

ALE “Vuoi vedere il visto anche per la bici?”

“Mi prendi per il culo?”

ALE “Guarda un po’, mi chiedevo la stessa cosa”

 

CHI SIETE? COSA PORTATE? SI, MA QUANTI SIETE? UN FIORINO!

 

Arrivo in Cambogia e per fortuna vedo subito che si guida come da noi. Inizia la ricerca di un autobus. Mercanteggio con dei tizi, ma dopo dieci minuti mi dicono che la bici non la vogliono. Ma allora cosa mi rompete i coglioni? Trovo un secondo posto che mi offre “uan peson uan baic sic dolar eit dolar”. Dico che 14 euro per 160km vanno bene. Il bus parte alle sei e mezzo. Scusi, ma sa a che ora mi sono svegliato? Cazzofaccio a Poipet tre ore?

Dieci minuti dopo, sono comodo in un taxi-abusivo privato, abbiamo legato assieme la bici dietro, staccato la ruota anteriore, piegato il manubrio. 30 dollari. Tanto so già che spenderò più di quattro giorni in Cambogia che non di un mese in Thailandia. Potrebbe non essere un’iperbole! La strada è abbastanza scorrevole, il guidatore ha qualche limite perché ha la macchina col volante a destra, quindi per i sorpassi azzardati cerco di dargli qualche dritta. Poi prendo il sonno. Mi sveglio in mezzo al nulla. Distese e distese e distese di erba e campi, nessuna casa, monte o albero prima dell’orizzonte. In cielo ci sono nuvole fantastiche. Vorrei avere la reflex, vorrei scendere dal taxi. Mi limito a fare due foto col telefono. Ok, sembra la versione cheap dell’iconico wallpaper di Windows XP.

 

Alle cinque sono in hotel a Siem Reap, un signor albergo questa volta. Piscina e bar all’ultimo piano, centro benessere, stanza spaziosa, quattro ampie finestre con splendida vista… muro! Ceno senza nemmeno lavarmi, prendo cose semplici, ma la qualità della cucina e la cura per il dettaglio mi fanno capire quanto siano generalmente approssimativi e senza gusto i thailandesi. Sono così felice e pago del buon cibo che farei un tuffo a bomba in piscina, vestito. Mi frena il fatto che proprio lì accanto ci siano tre. Fighe. Nordiche. Mi limito ad un saluto cordiale. Domattina mi faccio la barba, è un ordine!

Vado al mini mart a prendere due cagate, purtroppo m’informano che hanno finito tutta l’acqua. Sgomento, compro una confezione di Pringles e del latte. 4 dollari e 60. Riecco la Madonna. Va bene che mi ero abituato ai prezzi thai, ma qui costa più che in Italia.

Sono già le 21, mi preparo per la notte. Domani Angkor Wat apre alle 5, vorrei essere lì per l’alba. Proveremo un benedetto time lapse: il primo, girato come test a Lop Buri, mi è stato rovinato da dei bambini delle elementari che si son piazzati davanti facendo le facce stupide.

La bici giace al sicuro in ingresso. La batteria è in carica. Da domani e per tre giorni alternerò le mie giornate come quando si fanno le settimane di shooting: sveglia all’alba, scatti fino alle 11, riposo (in questo caso sole e piscina!) fino alle 3, scatti fino all’imbrunire. La sera, con buone probabilità, avrò trovato nuovi compagni per far bisboccia.

 

Pronto per la nanna, leggo la scheda informativa dell’albergo. Con rammarico, è addirittura evidenziato che qui in Cambogia la prostituzione minorile è un reato e non accettano minorenni in hotel. Una terribile piaga che mi fa tornare in mente il libro “Il silenzio dell’innocenza” di Somaly Mam, letto alcuni anni fa. Proprio alla ricerca di nuove fonti, trovo questo recente articolo che parla della sua storia come falsa… ma porco d’un cazzo… però il problema di fondo, per quanto possa aver ingigantito le cose, rimane: anche la Cambogia è una ricercata meta per il turismo sessuale. Vi lascio con il link che sto leggendo ora, http://www.newsweek.com/somaly-mam-foundation-closes-278657 , se avrò novità o possibili smentite, cercherò di comunicarlo. Quanta amarezza.

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