nov 24

ALBA DI UN NUOVO GIORNO

Il giorno promette bene. Solita sveglia naturale, alle sei il sole aveva già invaso la mia stanza. Apro le finestre e con grande piacere sento della musica folkloristica thai, che va a coprire il rumore del traffico del mattino. Il sole fa capolino dietro l’orizzonte di case, iniziando a scaldare l’aria, stranamente fresca. Per la prima volta, il cielo è assolutamente terso, il che mi ricorda che devo comprare della protezione solare, braccia e gambe iniziano ad abbronzarsi, ma vorrei evitare una scottatura.

La giornata di ieri è stata la prima senza fonti di stress da viaggio. Dopo una colazione da re, ho adorato questa guest house, e l’ho riconfermata per la notte appena trascorsa. Le poche stanze, il clima familiare, l’aver fatto amicizia con i turisti che vi soggiornano, mi ha già fatto legare a questo posto. Ma è la stessa Ayutthaya ad essere adorabile e sto sinceramente apprezzando il fatto di potermela visitare in bici, perché davvero, è l’unico mezzo di trasporto che mi permette di vivere non solo i luoghi, ma anche le persone.

Ho visitato il mercato cittadino appena dopo l’ora di punta, evitando di trovarmi in mezzo alla calca con la bicicletta. Ho sperimentato nuovamente una “tecnica” che mi permette sorrisi facili e qualche pacca sulla spalla: non appena trovo qualche lavoratore addormentato, faccio cenno di tacere ai colleghi. E non appena tiro fuori la reflex, tutti capiscono e iniziano a sghignazzare divertiti. Le foto finali non sono quasi mai come vorrei, ma l’intento è quello di far scappare un sorriso. Ho poi chiesto una banana ed hanno voluto regalarmela: contando che una decina di banane costa 20 baht, non credo sia costato loro uno sforzo immane, ma è comunque piacevole scoprire ogni giorno la loro infinita cordialità e disponibilità verso il prossimo.

La giornata è stata un intervallarsi di giri in bici senza meta e visite ad alcuni templi khmer, non saprei dire i nomi perché non ho la possibilità di appuntarli mentre viaggio. Sono stato in una caffetteria sconosciuta agli stessi abitanti, ed è un vero peccato perché si perdono un posto unico. Il Baan Kao Nhom è arredato in uno stile retrò, con elementi vintage, tanto legno, parete di mattoni e qualche lampada vagamente steampunk: è esattamente come vorrei il mio studio fotografico!! Ho conosciuto e fatto amicizia con la titolare, una giovane neolaureata in marketing, che dopo aver finito gli studi a Bangkok, ha deciso di tornare a casa ed aprire quest’attività, riportando alla luce antiche ricette della tradizione dolciaria thailandese. Nota dolente per il caffè, che aveva l’aspetto di un espresso, ma si è rivelato acqua sporca.

Piccola parentesi spiacevole: sono stato inseguito da un cane piuttosto territoriale. Attimi di panico, mentre sfrecciavo a 30km/h in mezzo ai sassi (ho una buona bici, ma non è una mountain bike!). Ad aumentare la mia angoscia, le urla della padrona del cane, allarmata per la faccenda. Dopo 200 metri, ha rallentato la corsa, ma per un attimo ho temuto sarebbe riuscito a raggiungermi. Non mi spaventa un morso, ma temo infezioni e la possibilità di contrarre la rabbia (ho fatto il vaccino anni fa, ma non in questo viaggio!)

La serata è terminata nel migliore dei modi, andando a cena fuori con l’unica thailandese che conosco, la simpaticissima Pla, che mi chiama “Alés”. Mi ha portato nel miglior ristorante della città, facendomi provare piatti che non conoscevo affatto e che si sono rivelati una spanna sopra il classico Tom Yum o Pad Thai, piatti che francamente hanno un po’ rotto i coglioni! (un po’ come se in Italia si mangiasse solo pizza e spaghetti al pomodoro). I prezzi erano leggermente sopra la media, ed alla fine ha pure voluto pagare lei (questo perché sono il suo “veri gud firend italian”)… ho provato a farle cambiare idea, ma ho scoperto che i thailandesi sanno essere meravigliosamente cocciuti.

Ripongo il computer nelle sacche da viaggio che è quasi ora di rimettersi in marcia. Il sole brilla alto nel cielo limpido di Auytthaya.

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